Studio Salis Sanna

Niente Irap per il medico convenzionato con il SSN con segretaria dipendente


La presenza di una segretaria, per altro prevista dagli accordi con il SSN, non apporta alcuna modifica sostanziale sull’attività medicale e deve considerarsi quale elemento rientrante nell’ambito della struttura dello studio medico (Corte di cassazione – ordinanza 28 aprile 2021, n.11152).

I giudici della Corte hanno già avuto modo di chiarire che presupposto dell’Irap è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi. L’irap non è quindi un’imposta sul reddito, bensì un’imposta di carattere reale che colpisce il valore aggiunto prodotto dalle attività autonomamente organizzate; mentre l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa di impresa, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo, ancorché svolta con carattere di abitualità, nel senso che è possibile ipotizzare un’attività professionale svolta in assenza di organizzazione di capitali o lavoro altrui, con la conseguente inapplicabilità dell’imposta, per difetto del suo necessario presupposto, l’autonoma organizzazione, il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto, rimessa pertanto al giudice di merito.


Relativamente al caso di specie, circa la disponibilità, da parte del professionista contribuente, di uno studio dove esercitare la propria attività, i giudici della Corte, con riferimento ai medici di medicina generale convenzionati con il SSN, hanno stabilito che “in tema di IRAP, la disponibilità, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il SSN, di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con D.P.R. n. 270/2000, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo.


Con riferimento all’ipotesi in cui il professionista disponga di più studi, è stato ritenuto che in tema di IRAP, la circostanza che il professionista operi presso due o più strutture materiali non è sufficiente a configurare un’autonoma organizzazione, se tali strutture siano semplicemente strumentali ad un migliore e più comodo esercizio dell’attività professionale (commisurando il parametro della maggior comodità all’interesse del pubblico, ovvero dei pazienti o se l’utilizzo di un secondo studio sia funzionale a specifiche esigenze territoriali inerenti all’attività prestata n convenzione con il SSN).


Per quanto riguarda l’aspetto dell’entità dei compensi corrisposti dal medico a suoi colleghi, è stato escluso che costituiscano dato sintomatico dell’autonoma organizzazione, ai fini dell’IRAP, le spese per compensi a terzi, ove si tratti di compensi corrisposti a colleghi medici, in caso di obbligatoria sostituzione per malattia o ferie, circostanza frequente nei medici di base che debbono assicurare un servizio continuativo.


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